Farsi timbrare il cartellino da un collega comporta il licenziamento per giusta causa.

La dipendente di una società, avvalendosi della collaborazione di altra collega, aveva fatto timbrare la cartolina-orologio di ingresso prima di essere entrata al lavoro e per questo motivo le era stato irrogato il provvedimento disciplinare del licenziamento per giusta causa.

Il provvedimento era stato impugnato dalla lavoratrice, la quale, con ricorso al Tribunale di Torino, aveva chiesto di dichiarare l'illegittimità del licenziamento disciplinare, asserendo che la motivazione addotta era inesistente. Il Tribunale rigettava il ricorso e la sentenza veniva confermata anche dalla Corte D’Appello: riteneva il giudice di secondo grado che, al caso di specie, andava applicato l'art. 33 punto G del CCNL (alterazione o falsificazione delle certificazioni delle presenze), che legittimava il licenziamento per giusta causa.

La lavoratrice ricorreva allora alla Cassazione, adducendo, fra l’altro, che non sarebbe stata acquisita la prova dell'esistenza di un accordo tra essa ricorrente e la compagna di lavoro affinché questa provvedesse a timbrare la cartolina di ingresso. Inoltre, sempre a detta della ricorrente, la società non avrebbe subito un danno economico, non vi sarebbe stata una lesione dei doveri di lealtà e, in ogni caso, poteva essere irrogata una sanzione conservativa.

Con la sentenza 30 ottobre 2008, n. 26239, la Cassazione ha confermato in tutto e per tutto le precedenti sentenze del Tribunale e della Corte D’Appello, rilevando, nella fattispecie, la configurabilità della falsificazione della cartolina orologio all'inizio del turno di lavoro, la lesione del vincolo fiduciario a prescindere dal danno patrimoniale subito dalla società e la congruità della sanzione irrogata attesa la gravità dell'addebito contestato.

 24 novembre 2008