Lo stalking

Letteralmente, il termine significa “fare la posta”, come i cacciatori fanno con gli animali selvatici. Trasportato nel mondo del diritto, il termine assume il significato di molestia assillante a danno di una vittima, che può essere, indifferentemente, uomo o donna: il fenomeno iniziò un ventina di anni fa con molestie a danno di persone famose, soprattutto nel mondo dello spettacolo, ma ora ha assunto rilevanza sociale preoccupante, tanto che si pensa (con netto ritardo, rispetto ad altri paesi all’avanguardia) ad una regolamentazione più capillare di quella vigente.

Attualmente, infatti, le condotte di stalking vengono regolate facendo ricorso all’art. 660 del codice penale, che prevede il reato di Molestia o disturbo alle persone (“Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a € 516”).

Purtroppo, spesso, lo stalker non si limita a molestare la vittima ma pone in essere comportamenti illeciti ulteriori, che la nuova terminologia usata nel progetto di legge in discussione indica come “atti persecutori”: il sorvegliare, aspettare, inseguire, raccogliere informazioni sulla vittima e sui suoi movimenti, le intrusioni, gli appostamenti sotto casa o nel luogo di lavoro, i pedinamenti, i tentativi (anche indiretti) di comunicazione e di contatto ad esempio con lettere, telefonate, e-mail, chat-lines (il cosiddetto cyberstalking), sms, graffiti o murales, lasciare messaggi a casa, in ufficio o sull’auto, inviare fiori e regali, fare visite a sorpresa, incontrare “casualmente” la vittima nei luoghi da essa abitualmente frequentati, rubare e leggere la corrispondenza della vittima, ordinare merci e servizi a nome della vittima, diffondere dichiarazioni diffamatorie e oltraggiose a carico della vittima, minacciare di usare violenza contro la vittima, i suoi familiari, altre persone o contro animali cari alla vittima, infiltrarsi negli spazi abitativi della vittima, danneggiare, imbrattare o distruggere le proprietà della vittima.

Moltissimi casi di stalking e di violenza si consumano all’interno delle mura domestiche. In questi casi il coniuge o il convivente che subisce condotte pregiudizievoli per l’integrità fisica, morale o per la libertà da parte dell’altro coniuge o convivente può chiedere al Giudice l’adozione dei cosiddetti “ordini di protezione” (ordine di cessazione della condotta, allontanamento dalla casa familiare, prescrizione di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima quali il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia d’origine, di altri prossimi congiunti, la scuola dei figli, ecc.).

In campo professionale si possono verificare ipotesi in ambo i sensi: il dipendente che, mosso dal desiderio di vendetta nei confronti del superiore, decide di perseguitarlo nella sua vita privata o, al contrario, il mobbing, per esempio per costringere la vittima alle dimissioni o a rinunciare ad una promozione.

Anche gli avvocati non vanno esenti da questo fenomeno. Tipici sono i casi di avvocati molestati per aver perso la causa: di fronte alla delusione per il tradimento di una aspettativa eccessiva che si reputa tradita, il comportamento persecutorio è un modo per attirare l’attenzione o per vendicarsi del (presunto) abbandono.

L’emergenza scatenata dalla frequenza quotidiana di episodi di cronaca legati direttamente o indirettamente alle molestie assillanti ha mostrato l’insufficienza degli strumenti attualmente esistenti rispetto alla peculiarità, all’entità e alla gravità del fenomeno e ha reso pressante l’esigenza di uno specifico intervento legislativo.

 8 dicembre 2008